Carlo Scianatico
EN
Articolo

Il grande viaggio della vita

Una metafora sul vivere come viaggio in mare: barca, bussola, eredità iniziale e capacità di scegliere la rotta.

Io penso che vivere sia un viaggio, e che per sopravvivere sia imprescindibile il movimento.

Nessuno nella storia è mai sopravvissuto restando seduto all’ombra di un albero, sperando che il cibo gli cadesse in grembo.

Negli ultimi anni ho elaborato una metafora per visualizzare come percepisco la vita: non come una scalata, ma come un viaggio in mare.

Oggi posso decidere di stare su un’isola; domani posso voler andare in una grande città. Non esiste una sola destinazione e non esiste una destinazione giusta in assoluto. Ognuno può stare dove vuole, ma per vivere deve muoversi e scegliere in modo consapevole quali movimenti fare.

Alla nascita, tutti riceviamo una scatola. Dentro ci sono dei pezzi: l’eredità della conoscenza della nostra famiglia, le opportunità che abbiamo ricevuto, il contesto da cui partiamo. Non è la stessa scatola per tutti. Qualcuno ha quattro pezzi di legno e una tenda rotta; altri una scatola che riempirebbe un capannone. Con la prima, se sei capace, costruisci una zattera. Con la seconda, uno yacht.

Il problema è che non tutti ricevono una bussola. I tuoi genitori possono metterne i pezzi nella scatola, ma non è garantito che tu riesca davvero a costruirla. E se la costruisci, non è detto che l’abbiano tutti. Non è detto nemmeno che l’abbiamo costruita bene: magari mancano pezzi, magari la troviamo tardi, magari ci vuole tempo per imparare a leggerla. Eppure, più presto la costruisci, più presto impari a viaggiare con tempi scelti da te.

Ma il problema più grande è un altro: nessuno riceve un manuale di istruzioni. Alcuni riescono a costruire la barca o la bussola più o meno bene, per intuito o chiedendo aiuto. Altri faticano. Alcuni non ci provano nemmeno e passano la vita a lamentarsi come se non avessero mai avuto la scatola, vivendo sulle barche degli altri. E ci sono quelli che, non riuscendo a costruire niente, affrontano il mare a nuoto e annegano.

Durante il viaggio, tutti possiamo cambiare la barca o la bussola: smontarla, rimontarla, perdere pezzi, trovarne di nuovi. Dalla barca con cui siamo partiti possiamo arrivare a una destinazione completamente diversa; oppure scoprire che il punto d’arrivo che avevamo immaginato non era quello giusto.

Chi riesce presto a costruire bene la barca parte avvantaggiato. Raccoglie più velocemente pezzi migliori e trova prima una direzione. Non significa che il mare diventi facile: il mare resta difficile per tutti. Ma cambia la qualità del viaggio.

Il viaggio alterna momenti di calma a momenti di tempesta. Alcuni hanno bisogno della burrasca per andare veloci: navigano a vela e sfruttano il vento e le onde. Altri hanno bisogno del mare calmo per andare al massimo: navigano a motore. Sono strategie diverse per affrontare la vita.

Qualcuno muore nel viaggio. Qualcuno migliora talmente la sua barca che chi lo vedesse oggi non lo riconoscerebbe. Ma tutti viaggiano, si muovono e si danno da fare, ognuno a modo suo.

Il mare non ha regole se non quelle della fisica, e la vita è un mondo nuovo che aspetta solo di essere navigato, vissuto e raccontato.

La felicità, per come la vedo io, è insieme viaggio e meta: due parti della stessa unità, incomplete se separate.